Secondo un’indagine di Novakid, i genitori preferiscono lezioni private e corsi per i bambini tra i 4 e i 12 anni. Il Regno Unito è la destinazione più ambita (72%), mentre la fascia 13-18 anni è considerata la più adatta per esperienze all’estero. Il 34% delle famiglie è disposto a investire fino a 1000 euro l’anno per l’apprendimento dell’inglese
Avvicinare i bambini all’apprendimento di una seconda lingua fin dall’età prescolare è ritenuto fondamentale dal 76% degli europei (fonte Eurobarometro). Inglese in particolare, ma non solo: l’offerta di summer camp, corsi privati e programmi online riflette la crescente domanda da parte delle famiglie. Tuttavia, se l’interesse per le vacanze studio all’estero è alto, la loro effettiva realizzazione è ancora limitata, soprattutto per i più piccoli.
È quanto emerge da un recente sondaggio condotto da Novakid, scuola online di inglese per bambini, attiva in 50 Paesi. L’indagine – svolta a febbraio 2025 in Italia, Polonia, Turchia e Romania – ha coinvolto genitori di figli tra i 4 e i 12 anni, con l’obiettivo di comprendere le scelte educative più diffuse per l’apprendimento dell’inglese.
Tra intenzioni e realtà: il gap dei viaggi studio
Dall’indagine emerge che solo il 10% dei genitori intervistati ha già pianificato una vacanza studio per i propri figli. La preferenza va ancora a soluzioni più tradizionali e logistiche: insegnanti privati (39%) e corsi online (32%), questi ultimi in crescita per comodità e flessibilità. Nonostante ciò, oltre il 57% si dichiara favorevole al viaggio studio, anche se lo considera più adatto nella fascia d’età adolescenziale.
In Italia, le percentuali seguono un andamento simile. I genitori preferiscono affidarsi ancora agli insegnanti privati (38%) e ai corsi extrascolastici (22%), mentre solo il 20% ha scelto la via dell’e-learning. Da segnalare un dato: il 29% non ha inserito i propri figli in alcun programma di potenziamento linguistico. Una percentuale distante dalla situazione in Polonia, dove il 90% dei bambini partecipa a forme di studio extra.
Tuttavia, il 53% dei genitori italiani prenderebbe in considerazione l’idea di una vacanza studio, e quasi un terzo ha già iniziato a pianificarla. Il dato si avvicina alla media globale (32%).

Età, spese e destinazioni: le variabili della scelta
Quando si tratta di mandare un figlio all’estero per studiare, l’età rappresenta una delle principali variabili decisionali. Per il 73% degli intervistati, il periodo ideale è quello tra i 13 e i 18 anni. Solo il 6% sarebbe disposto a far partire i figli prima dei 10 anni. Una tendenza condivisa anche nei Paesi analizzati, con scelte spesso dettate da prudenza, maturità personale e sicurezza.
Anche il fattore economico incide: il 35% dei genitori italiani è disposto a investire fino a 1000 euro l’anno per migliorare il livello d’inglese dei figli, mentre il 30% si ferma a 500 euro. Solo il 4% prevede di superare i 5000 euro annui.
Quanto alle mete preferite, il Regno Unito resta in cima alle scelte (72%), seguito da Stati Uniti e Canada. La stagione più indicata? L’estate, secondo il 67% degli italiani e il 75% del campione complessivo.
Lingue e futuro: tra carriera e crescita personale
Alla base della volontà di investire nell’apprendimento dell’inglese, ci sono motivazioni ben precise. Per il 59% dei genitori italiani, la padronanza linguistica rappresenta un passe-partout per migliori opportunità professionali. Seguono, come leve motivazionali, la crescita personale (53%) e la possibilità di intraprendere una carriera internazionale (47%).
L’inglese, insomma, non è più solo una materia scolastica, ma una competenza trasversale e strategica per il futuro. I viaggi studio ne rappresentano una forma concreta, anche se per molti, almeno per ora, restano più un progetto in prospettiva che una realtà già consolidata.
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